Los sofistas en Atenas 021
Parte de:
Los sofistas en Atenas. La salida retórica al dilema trágico / 1. Una ciudad con dos almas

ĒRVDĪTIŌRIBVS ***
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Los sofistas en Atenas 021
El dilema trágico queda así caracterizado por la presencia de dos propuestas, cada una de las cuales es a la vez buena y mala; y, por consiguiente, por la necesidad de realizar en cualquier caso el bien y el mal conjuntamente, siendo bien y mal inseparables. No es pues el caso de continuar con los ejemplos,1Para ello remito a L’uomo a due anime, cit., pp. 272-274. y baste, a modo de paradigma de lo trágico, la frase lapidaria que Orestes pronuncia en el drama que Eurípides tituló con su nombre: «soy impío por haber matado a mi madre, pero, con otro nombre, piadoso por haber vengado a mi padre» (ἀνόσιός εἰμι μητέρα κτανών, ὅσιος δέ γ᾽ ἕτερον ὄνομα, τιμωρῶν πατρί).2Eurīp., Orest., 546-547. Orestes es el dilema trágico hecho carne y sangre;3«La única caracterización psicológica de Orestes es la del conflicto que desgarra su alma, y este conflicto apenas logra encontrar una composición, porque en él chocan dos concepciones distintas de la justicia» (LANZA, D., Il tiranno…, cit., p. 23). «El dato inmediato, real, “efectual”, despojado de toda palabra, el dato “natural”, es que Orestes ha matado a su madre: es un vulgar asesino frente a la ley que regula la convivencia entre los hombres, y como tal es considerado, ni más ni menos, desde una perspectiva que privilegie este nivel de valoración de las cosas y de los hechos, como ocurre en las palabras de Tindáreo en la tragedia de Eurípides. Pero ¿es realmente esta la realidad, la “verdad” de Orestes? ¿O el héroe es verdaderamente trágico porque en él se entrelazan y se superponen otras realidades y otras verdades: el deseo de vengar al padre, el deber de obedecer a otra ley, sugerida e impuesta, entre otras instancias, por el dios, la lucha por superar y vencer en sí mismo el afecto filial hacia la madre en nombre de otros principios?» (CASERTANO, G., Il piacere, l’amore e la morte nelle dottrine dei presocratici, I. Il piacere e il desiderio, Nápoles, 1983, p. 84). varios años después de haber tomado la decisión que dotó de sentido a su vida entera, sigue oyendo resonar las dos voces que le hablaron en el momento de alzar la hoja contra la madre asesina del marido: la de Clitemnestra misma, que le suplicaba que perdonara el seno que lo había alimentado de niño, y la de Pílades, mudo en todo el resto de la tragedia de Esquilo, que entonces —y solo entonces— recobró la voz para recordarle los vaticinios de Apolo y los juramentos de venganza pronunciados por el propio Orestes.4Aesch., Choeph., 896-903. Las dos voces, la del padre y de la madre, son las dos almas del pueblo ateniense: la pelasga, de filiación matrilineal, y la jónica, de filiación patrilineal. Los opuestos resultan simultáneamente verdaderos y falsos en la tragedia porque lo son en la patria de la tragedia: en la ciudad de dos almas, Atenas.

Perge ad sequēns caput
Perge ad initium paginae huius
Antōniī Capitiensis verba 021
Il dilemma tragico è dunque caratterizzato dalla presenza di due proposte ognuna delle quali è buona e insieme cattiva; e dunque dalla necessità di fare in ogni caso il bene e il male insieme, essendo bene e male inscindibili: non è qui il caso di continuare con gli esempi,5Per i quali rinvio a L’uomo a due anime, cit., pp. 272-274. e basti a mo’ di paradigma del tragico la frase lapidaria che Oreste pronunzia nel dramma che Euripide intitolò al suo nome: «io sono empio per aver ucciso mia madre, ma, con altro nome, pio per avere vendicato mio padre» (ἀνόσιός εἰμι μητέρα κτανών, ὅσιος δέ γ᾽ ἕτερον ὄνομα, τιμωρῶν πατρί).6Eurīp., Orest., 546-547. Oreste è il dilemma tragico fatto carne e sangue;7«L’unica caratterizzazione psicologica di Oreste è quella del conflitto che lacera la sua anima, e questo conflitto stenta a trovare una composizione perché in lui si scontrano due diverse concezioni della giustizia» (LANZA, D. Il tiranno…, cit., p. 23). «Il dato immediato reale, ‘effettuale’, spogliato di qualsiasi parola, il dato ‘naturale’ è che Oreste ha ucciso sua madre, è un volgare assassino di fronte alla legge che regola la convivenza degli uomini, e tale è considerato, né più né meno, in un’ottica che privilegi questo livello di valutazione delle cose e dei fatti, come nelle parole di Tindareo nella tragedia euripidea. Ma é davvero questa la realtà, la ‘verità’ di Oreste? O l’eroe è realmente tragico perché in lui si intrecciano e si accavallano altre realtà ed altre verità, il desiderio di vendicare il padre, il dovere di obbedire ad un’altra legge, suggeritagli ed impostagli tra l’altro dal dio, la lotta per superare e vincere in se stesso l’affetto filiale verso la madre in nome di altri principi?» (CASERTANO, G., Il piacere, l’amore e la morte nelle dottrine de presocratici, I. Il piacere e il desiderio, Napoli, 1983, p. 84). parecchi anni dopo avere fatto la scelta in cui tutta la sua vita ha assunto significato, egli sente ancora risuonare le due voci che gli parlarono al momento di alzare la lama sulla madre uxoricida: quella di Clitennestra stessa che lo scongiurava di risparmiare il seno che lo aveva nutrito bambino, e quella di Pilade, muto in tutto il resto della tragedia eschilea, che allora e solo allora riacquistò la voce per ricordargli i vaticini di Apollo e i giuramenti di vendetta fatti da Oreste stesso.8Aesch., Choeph., 896-903. Le due voci, le voci del padre e della madre, sono le due anime del popolo ateniese: la pelasgica matrilinea e la ionica patrilinea. Gli opposti sono entrambi veri e falsi nella tragedia perchè sono tali nella patria della tragedia: la città a due anime, Atene.
Iūra
(CC) 2025. Traducción de Ātrium Philosophicum de un escurridizo volumen editado en la colección «Las Ranas». La publicación de estos fragmentos promueve la difusión en castellano de la obra del profesor Capitiensis con fines académicos y de formación.

Notas
- 1Para ello remito a L’uomo a due anime, cit., pp. 272-274.
- 2Eurīp., Orest., 546-547.
- 3«La única caracterización psicológica de Orestes es la del conflicto que desgarra su alma, y este conflicto apenas logra encontrar una composición, porque en él chocan dos concepciones distintas de la justicia» (LANZA, D., Il tiranno…, cit., p. 23). «El dato inmediato, real, “efectual”, despojado de toda palabra, el dato “natural”, es que Orestes ha matado a su madre: es un vulgar asesino frente a la ley que regula la convivencia entre los hombres, y como tal es considerado, ni más ni menos, desde una perspectiva que privilegie este nivel de valoración de las cosas y de los hechos, como ocurre en las palabras de Tindáreo en la tragedia de Eurípides. Pero ¿es realmente esta la realidad, la “verdad” de Orestes? ¿O el héroe es verdaderamente trágico porque en él se entrelazan y se superponen otras realidades y otras verdades: el deseo de vengar al padre, el deber de obedecer a otra ley, sugerida e impuesta, entre otras instancias, por el dios, la lucha por superar y vencer en sí mismo el afecto filial hacia la madre en nombre de otros principios?» (CASERTANO, G., Il piacere, l’amore e la morte nelle dottrine dei presocratici, I. Il piacere e il desiderio, Nápoles, 1983, p. 84).
- 4Aesch., Choeph., 896-903.
- 5Per i quali rinvio a L’uomo a due anime, cit., pp. 272-274.
- 6Eurīp., Orest., 546-547.
- 7«L’unica caratterizzazione psicologica di Oreste è quella del conflitto che lacera la sua anima, e questo conflitto stenta a trovare una composizione perché in lui si scontrano due diverse concezioni della giustizia» (LANZA, D. Il tiranno…, cit., p. 23). «Il dato immediato reale, ‘effettuale’, spogliato di qualsiasi parola, il dato ‘naturale’ è che Oreste ha ucciso sua madre, è un volgare assassino di fronte alla legge che regola la convivenza degli uomini, e tale è considerato, né più né meno, in un’ottica che privilegi questo livello di valutazione delle cose e dei fatti, come nelle parole di Tindareo nella tragedia euripidea. Ma é davvero questa la realtà, la ‘verità’ di Oreste? O l’eroe è realmente tragico perché in lui si intrecciano e si accavallano altre realtà ed altre verità, il desiderio di vendicare il padre, il dovere di obbedire ad un’altra legge, suggeritagli ed impostagli tra l’altro dal dio, la lotta per superare e vincere in se stesso l’affetto filiale verso la madre in nome di altri principi?» (CASERTANO, G., Il piacere, l’amore e la morte nelle dottrine de presocratici, I. Il piacere e il desiderio, Napoli, 1983, p. 84).
- 8Aesch., Choeph., 896-903.
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